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Sant'Angelo in Formis - Basilica Benedettina

 



 

 

 

 

 

La basilica di Sant'Angelo in Formis è tappa obbligata per gli studiosi dell'arte romanica per il vasto ciclo di affreschi conservati. Essi vi cercano lo stile, i colori, le assonanze o dissonanze con altri cicli, la tecnica ripetitrice o innovatrice, il "proprium" dell'artista campano ed il "proprium" di quello orientale, i richiami delle miniature, individuare le voci bizantine che di volta in volta si innestano sulla tessitura base della pittura campana o, viceversa, trovare le voci campane che di volta in volta si innestano sulla tessitura base della pittura orientale.

Il credente, al di là dell'esperienza artistica, vi trova il messaggio di Dio.

Il ricco programma svolto dalle pitture è contraddistinto dal messaggio di salvezza e denota una mente in pieno accordo con la rinascita culturale e religiosa svolta da Montecassino per volere di Gregorio VII e ( nel nostro caso) basata sulla funzione dell'arte secondo Gregorio Magno ed alcuni Concili. Cosi si esprimeva Gregorio Magno: "La pittura si impiega nelle chiese affinché coloro che non sanno leggere leggano almeno sulle pareti, vedendo, le stesse cose che non saprebbero leggere sui libri".

 

 

La chiesa, dedicata a San Michele Arcangelo, sorge lungo il declivio occidentale del monte Tifata.

Inizialmente nei documenti l'edificio è indicato come ad arcum Dianae ("presso l'arco di Diana"), ricordando che sorgeva al di sopra dei resti del tempio dedicato a questa divinità, mentre successivamente ci si riferisce ad esso con le denominazioni ad Formas, Informis o in Formis. L'interpretazione etimologica della nuova denominazione è controversa: da una parte l'ipotesi è che derivi dal termine latino forma ("acquedotto"), e che stia ad indicare la vicinanza di un condotto o di una falda; mentre dall’altra il termine si considera derivato dalla parola informis ("senza forma", e quindi "spirituale").

I resti del tempio romano furono rinvenuti nel 1877, e si è notato che la basilica ne ripercorre il perimetro, aggiungendo le absidi al termine delle navate. La prima costruzione della basilica si può far risalire all’epoca longobarda, sulla base dell'ampia diffusione del culto dell'arcangelo Michele presso i Longobardi alla fine del VI secolo. Al tempo del vescovo di Capua Pietro I (925-938), la chiesa fu donata ai monaci di Montecassino, che volevano costruirvi un monastero. La chiesa fu poi tolta ai monaci e ridonata loro nel 1072 dal principe di Capua, Riccardo. L'allora abate Desiderio di Montecassino (il futuro papa Vittore III) decise di ricostruire la basilica (1072 - 1087) e ne rispettò ancora gli elementi architettonici di origine pagana. A lui si devono gli affreschi di scuola bizantino-campana che decorano l'interno e che costituiscono uno tra i più importanti e meglio conservati cicli pittorici dell'epoca nel sud Italia.

Al XII secolo sono stati attribuiti il rifacimento del portico antistante la chiesa, con nuovi affreschi, e una ricostruzione del campanile in seguito ad un crollo.

 

 

 

 

 

 

 

 

www.diocesidicapua.it/basilicainformis/index.htm -

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