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“Luoghi comuni”, la danza nello spazio urbano

A Genova quattro performance accomunate dal rapporto con la città, la strada, gli alberi. L’i niziativa avrà un seguito a Torino e in due sedi francesi: Villeurbanne (Lione) e Marsiglia

29 ottobre 2011

La Compagnia Zerogrammi in Fare Albero

La Compagnia Zerogrammi in Fare Albero

I giardini della Villetta Di Negro a Genova ospitano, sabato 29 ottobre, la terza edizione di “Luoghi comuni”, il progetto euro-regionale che prevede la produzione e la circuitazione di quattro nuove creazioni di danza urbana grazie alla partnership di sette importanti organizzazioni italiane e francesi che promuovono la diffusione di questa forma d’arte. Le creazioni site specific dell’edizione 2011 ruotano attorno a tre tematiche: la strada e la danza, la Francia e l’Italia, l’arte e le città. Gli alberi sono gli elementi prescelti come “luogo comune” di performance.

Dopo il debutto a Genova, l’evento si trasferisce a Villeurbanne (Lione), a Torino e a Marsiglia. L’Associazione Artu di Genova, organizzatrice del festival “Corpi urbani/Urban bodies”,  è partner del progetto insieme a Lieux Publics - Centro Nazionale di Creazione a Marsiglia, Les Ateliers Frappaz - Polo regionale di arte urbana a Villeurbanne, il Centro Nazionale Coreografico di Maguy Marin a Rillieux la Pape, i festival Teatro a Corte della Fondazione Teatro Piemonte Europa e Interplay dell’Associazione Mosaico Danza.

Nuovi contesti e nuove forme ispirano la danza contemporanea, che si confronta in “Luoghi comuni” anche con lo spazio urbano. Scopo dell’iniziativa è quello di portare in scena una creazione artistica che abbia un linguaggio più accessibile a tutti, attingendo dal vissuto e dalla consuetudine in cui irrompe. L’iniziativa crea un punto di incontro tra il grande pubblico e gli artisti che, in tal modo, hanno l’opportunità di uscire dai luoghi canonici dedicati allo spettacolo, rinnovando le creazioni e facendole interagire con i contesti urbani, costituiti da un pubblico e da un non-pubblico, di autorità locali, urbanisti e

Delle quattro performance inserite nell’ambito del progetto, la prima Comme la main s’enroule, è ad opera della compagnia Kubilai Khan Investigations, con le coreografie di Frank Micheletti; in scena il corpo, ovviamente in movimento, che genera, però, una relazione tra la forza di gravità a cui oppone un forte radicamento al suolo e l’aspirazione al volo.

Jordi Galì porta in scena, invece, 22 Cailloux, creazione che si incentra sulla paradossale relazione fra leggerezza e peso; la coreografia ingloba in sé l’elemento dell’albero non solo come simbolo del corpo del danzatore, ma anche come sguardo dello spettatore con cui entra in contatto.

Corpi in tensione sono anche quelli di Stefano Mazzotta ed Emanuele Sciannamea della Compagnia Zerogrammi, che in Fare albero sono predisposti a uno stillicidio dell’immobilità che rasenta il sacrificio.

Per concludere Marta Bevilacqua inDafne effettua un’incursione contemporanea nel mito di questa figura selvaggia trasformata in alloro per fuggire all’amore di Apollo.
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