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Arte Povera, il contributo di Pino Pascali

Alla Gnam di Roma una mostra dedicata al movimento nato alla fine degli anni Sessanta, con un focus sull’artista pugliese, di cui sono presentate venti opere
Pino Pascali, Ricostruzione del dinosauro, 1966, tela grezza trattata con vinavil e caolino tesa, su centine di legno, sedici elementi, cm 100 x 680 × 66 circa, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Pino Pascali, Ricostruzione del dinosauro, 1966, tela grezza trattata con vinavil e caolino tesa, su centine di legno, sedici elementi, cm 100 x 680 × 66 circa, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Dal 21 dicembre 2011 al 4 marzo 2012, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma presenta un’ esposizione dedicata all’Arte Povera, inserita nel grande progetto curato da Germano Celant che ha preso il via nel mese di settembre Arte Povera 2011”. L’iniziativache rende omaggio al movimento nato nel 1967 attorno agli artisti Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini e Gilberto Zorio si svolgerà fino all’aprile 2012 in diverse città d’Italia: a Torino, Milano, Bergamo, Bologna, Napoli e Bari.
 
Con la riapertura al pubblico della Gnam e il nuovo allestimento, viene, così, inaugurata la rassegna curata da Maria Vittoria Marini Clarelli e Massimo Mininni, che prende vita attraverso le opere di Alighiero Boetti Mimetico (1966, in prestito dal Maxxi), Luciano Fabro Buco (1963-1966), Giulio Paolini Ennesima (1975-1988), Giuseppe Penone Spoglia d’oro su spine d’acacia (2002), Michelangelo Pistoletto I visitatori (1968), Jannis Kounellis Z-44 (1960) e Senza titolo del1966; Gilberto Zorio Senza titolo del 1967.
 
In particolare, nell’ambito dell’itinerario, spicca la figura di Pino Pascali, in una sezione monografica che rende visibile venti delle ventisette opere conservate nel museo. Il nucleo di lavori esposti è di grande impatto, sia per la quantità che per il valore artistico, tanto che si ammirano alcune delle opere più famose dell’artista, come Botole ovvero lavori in corso del 1967, Ricostruzione del dinosauro del1966, Cornice di fieno del1967, L’arco di Ulisse del1968. Anche la scelta della sala è significativa e riflette il gusto di Palma Bucarelli, storica soprintendente della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, che già nel 1972 aveva pensato di riservare questo spazio all’artista, verso il quale nutriva una grande ammirazione, a seguito della donazione delle sue opere da parte della famiglia. La storia dell’a cquisizione è ben documentata nel saggio di Barbara Tomassi Le storie dell’arte nel catalogo dell’esposizione edito da Electa.
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